domenica, 24 dicembre 2006, ore 00:27

Questo blog è morto. Ufficialmente deceduto in questo istante.

Eppure mi sono divertita molto a vederlo agonizzare, nonostante implorasse pietà e nonostante io sia decisamente favorevole all'eutanasia.

Si è spento in una fredda serata d'inverno... quale fine migliore per un blog? Manco a farlo apposta, direi. Anzi, si è spento in un freddo sabato sera d'inverno, che è ancora peggio.

Ma per ogni vita che muore una ne nasce [una gomitata in bocca a chi mi chiede se sono incinta, menagrami].

[Ora mi viene da vomitare ma sicuramente è perché ho cenato con due mandarini. La dieta delle feste natalizie, sapete com'è. Sì sì è per quello. Si sa, i mandarini possono provocare nausea e tanti altri problemi. Le vitamine fanno malissimo alla salute, è cosa risaputa.]

[No, fermi tutti. Ora che ci penso bene, prima di mangiare mandarini ho mangiato 10 baci perugina. Ora si spiega anche l'assurdo motivo per cui ho cenato con due mandarini. Pensavo quasi che Sandrino, il mio verme solitario [l'unico che fa ingrassare, mortacci suoi] mi avesse abbandonata. Bravo Sandrino, continua così che mamma tua è contenta di vederti pingue e appiccicoso e con la tua bella testolina con gli uncinini e le ventosine viscide. (Oddio sto per vomitare davvero)]

[E se invece mi venisse da vomitare per colpa di Sandrino? Ma io non lo lascerò mai, ormai per me è come un figlio. (me le cerco, sì...)]

Tornando al nostro discorso [non è bello parlare di vomito nell'ultimo post. Potrei lasciarvi un'immagine deviata di me e io non potrei mai perdonarmelo], vi annuncio con sommo piacere che a breve si celebrerà il matrimonio più importante del 2006 [roba che Katie e Tom ci fanno una cosiddetta sega]: quello tra me e Raoul.

[Non è bello neanche scrivere troppe parolacce nell'ultimo post. Mia madre dice che sto diventando troppo volgare e ha ragione, perché son tutte belle le mamme del mooooondo ma la mia è più bella. Alla facciaccia vostra]

Il matrimonio si celebrerà quando vuole la sottoscritta [oggigiorno è la donna che comanda, non lo sapevate?] secondo un celebre rito pagano che prevede che la donna prenda possesso del bancomat del futuro marito mentre lui ripete la classica formula "Prendi oggi il mio bancomat come tuo sposo e prometti di rispettarlo e onorarlo come si deve finché morte non vi separi".

Siete tutti invitati, certamente. Ma niente regali, per favore: depositate tutto sul bancomat.

Detto questo, vi saluto. E salutandovi mi accorgo pure che è già domenica ed è già vigilia di Natale e quindi vi faccio pure gli auguri di buone feste già che ci sono, va.

Addio.

...

emily2222
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mercoledì, 09 agosto 2006, ore 07:48

Tra un quarto d'ora devo abbandonare la casa.

L'evacuazione coinvolge 3.000 persone del mio paese.

Pare che durante dei lavori abbiano trovato un residuo bellico della seconda guerra mondiale.

A un chilometro da casa mia.

Ora, per quale assurdo motivo devo evacuare?

Per carità, è la mia prima evacuazione, ha un non so che di divertente, ma non possono costringermi così a svegliarmi alle 7.

Da giorni a casa mia si fanno battute ambigue sull'evacuazione.

Ho chiesto a mia madre di dire alla Protezione Civile che io non evacuo perché sono stitica, ma non è stata molto d'accordo.

Quindi... vi saluto.

Se non mi sentite entro un mese, vuol dire che sono morta, o che sono senza casa.

Vi lascio in eredità tutti i post.

Fatene buon uso.

Au revoir!

emily2222
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giovedì, 29 giugno 2006, ore 00:07

Se un figlio ti cambia la vita, un figlio a vent'anni fa fare alla tua vita un triplo salto mortale all'indietro carpiato con doppio avvitamento.

Un benvenuto a Daniele, e un grande abbraccio ad Ele e Ste, con la certezza che saranno genitori meravigliosi, così come sono stati meravigliosi amici.

emily2222
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martedì, 20 giugno 2006, ore 00:11

E sono venti.

Suonati.

Non sono più una diciannovenne dalle grandi speranze che sogna ad occhi aperti.

Sono una ventenne con i piedi per terra, e con speranze limitate all'atto della sopravvivenza. Come dire, se arrivo a domani è già tanto.

Queste cose possono segnarti per sempre.

Ma siccome venti non sono trenta: SI APRONO I FESTEGGIAMENTI!

Tutti a cena da me domani, eh?

emily2222
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lunedì, 19 giugno 2006, ore 23:16

Ieri sera son stata ad un concerto di saxofonisti: i Kansax Quartet.

Loro sono davvero bravi. Hanno fatto una versione del Libertango di Piazzolla che mi ha fatto venire i brividi lungo la schiena [m'è uscita pure la lacrimuccia, lo ammetto]. Sono anche riusciti ad intrattenere l'esiguo pubblico con battute e sketch divertentissimi. Hanno un sito internet, questo, ed io ho pure i loro numeri di cellulare, nel caso qualcuno volesse farli esibire da qualche parte.

Ma i momenti divertenti della serata, come sempre, sono stati altri.

Al concerto ci sono andata col mio babbo. Eravamo tutti e due tirati a lucido, perfetti per una serata di gala così importante, ma alla fine, là dentro eravamo quelli più eleganti. Io e lui, in giro proprio non ci possiamo andare. Per sua fortuna non c'era niente da comprare, perché di solito quando andiamo per negozi da soli lo dissanguo. Eppure non si lamenta mai. Contento lui...

Dietro di noi c'erano due ragazzi sulla trentina, che non hanno mai smesso di brontolare. Commentavano ogni dettaglio a voce altissima, e non si sono fatti sfuggire l'occasione di sbavare addosso alla mia scollatura [per loro fortuna mio padre non se n'è accorto. Avrebbe preso la loro lingua e ci avrebbe fatto corde per chitarra]. Ad un certo punto, stanca e scocciata, mi sono girata e gli ho detto "Avete finito?", a cui ho fatto seguire lo sguardo raggelante. Mi hanno guardata come per dire Girati, donna, che ti stendiamo con un mignolo, ma intanto hanno smesso di parlare. Buzzurri.

Durante la pausa, invece, mio padre [che è un impiccione di prima categoria] ha notato che stavo messaggiando e ha iniziato a farmi un sacco di domande [non sa che a breve convolerò a nozze con un individuo RaoulBovoso. In realtà non sa neanche l'esistenza dell'individuo RaoulBovoso].

P: Che fai?

IO: Sto mandando dei messaggi

P: A chi?

IO: Nessuno che conosci

P: Ma non è possibile! Dimmi chi è e poi ti dico se lo conosco

IO: Se ti dico che non lo conosci, non lo conosci. Non ti fidi di me?

P: E dai, dimmi chi è...

IO: Ma te li vuoi fare gli affaracci tuoi? Vai a prenderti il caffè, va

P: [tutto triste] Ok...

Sono stata spietata, lo so. Ma quando ce vò ce vò.

emily2222
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venerdì, 09 giugno 2006, ore 16:07

Ieri sera sono andata al cinema con una mia amica. Arriviamo all'ingresso e il ciccione che controlla i biglietti fa:

C(ICCIONE): E voi due che andate a vedere di bello?

V: Volver

C: Uh, ma guardate che è triste!

V: Quindi?

C: Niente, è triste

V: Meno male che me l'ha detto, pensavo fosse un cartone animato

C: Ah ah

V: Ah

Io quel ciccione lì, da quando mi ha detto "Andate a vedere l'Era Glaciale 2, che tenerezza" proprio non lo posso sopportare. Prima o poi riesco a staccargliela una sedia del Multisale [una volta due miei accompagnatori hanno allagato una sala con la Coca-Cola, ma non conta perché non è stata colpa mia]. No, anzi: voglio incendiare il reparto caramelle [devo almeno due kg di troppo ai mushmellows]. No, c'ho ripensato. Vado dall'uomo focaccina, quello che vive nella farina, mi faccio fare un Uomo - Pan di Zenzero gigante [che per comodità chiamerò Zenzy] e insieme a lui distruggo tutto il Multisale. Tutto questo prima che arrivino i pompieri e lo facciano sciogliere a colpi di latte e Nesquik. Basta, ho visto troppi cartoni animati.

Comunque il film mi è piaciuto davvero tanto: coinvolgente, affatto noioso e prevedibile, profondo. Penelope Cruz molto molto brava. Quella ragazza, tra l'altro, ha le tette magnetiche. Non credo che qualcuno, lì dentro, si sia preso la briga di guardarle la faccia. Non l'ho fatto io, figuriamoci gli altri.

Usciamo dal cinema, riuscendo miracolosamente a resistere alla tentazione di comprare caramelle, e ci dirigiamo verso il parcheggio. Qui facciamo una sensazionale scoperta: a due metri dalla nostra macchina c'è un segnale di pericolo per terra, abbandonato, tutto ammaccato. Prendiamolo, dico io, Sei pazza, dice Mary, Dai che non c'è nessuno!, dico io, Aspetta che mi faccio avanti con la macchina, dice Mary. Inizio a spostarlo col piede, perché vicino a noi c'è una coppietta che non se ne vuole andare, e intanto fischietto [poi mi sono ricordata che di solito quelli che fischiettano e guardano per aria stanno facendo qualcosa di losco], mentre Mary mi dice Struscialo, struscialo!. Non sembriamo affatto delle ladre, no. Ad un certo punto mi faccio coraggio, mi abbasso, lo raccolgo, apro lo sportello della macchina e ce lo infilo, mentre due ragazzi da lontano ci guardano e ridono. Ma quel cartello è grande, gigante! A guardarlo attaccato ai pali non sembrava così grosso. Inizio a ridere, tanto per non attirare di più l'attenzione. Con un po' di fatica riesco a sistemarlo decentemente, salgo in macchina e grido Parti! Parti!. Per tornare a casa facciamo le strade più strane, per evitare che ci fermino i Carabinieri e notino quel minuscolo oggettino adagiato sui sedili posteriori. Arriviamo a casa mia, e decidiamo di infilarlo nel cofano, ma quel coso è talmente grande che non entra. Così lo avvolgiamo nel cellophane [non chietemi perché Mary nel cofano abbia cellophane, spago e un ombrellone rotto. Soprattutto dopo aver visto Volver], e lo risistemiamo dietro. Stamattina il segnale stradale ha raggiunto la sua destinazione: casa di un certo capellone, dove sarà accudito e messo in mostra [la targa col nostro nome da mettere sotto non te la dimenticare, eh]. Il segnale, per essere precisi, è questo

Materiale instabile sulla strada: uno dei miei preferiti, tra l'altro. Il prossimo obiettivo, però, è lui

Ehi, pirla! Sarai mica così cretino da inciampare qua? Beh, se succede, ricordati che io te l'avevo detto. E cadi con dignità, per favore. Non vedi come cade quest'omino? Neanche le mani sul volto si mette. Già che ci sei riparati con la testa, è più pirotecnico. Oh, poi se cadi non dire che ho portato sfiga perché io non mi assumo nessuna responsabilità. Io neanche volevo venirci qua. Comunque è stato un piacere conoscerti... buona passeggiata!: il segnale più menagramo di tutti i segnali [che per eleganza chiamano: pericolo di inciampo]. Lo voglio!

emily2222
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venerdì, 02 giugno 2006, ore 01:45

Riassunto delle puntate precedenti: per la prima volta Audrey Hepburn e Raoul Bova si incontrano a Roma. I due scoprono subito di avere in comune molte cose: una bellezza unica e il cervello bacato. Audrey mostra a Raoul, che viene dal freddo nord, le meraviglie della capitale. L'attore si ambienta subito, e in poco tempo riesce a imparare alcune frasi fondamentali per la sopravvivenza in territorio romano: Oh, magnamo; Che so bone le romane; Ammazza che gnocche (sbavando davanti alle ragazze con la minigonna); Daje! Famolo! (frase senza alcun doppio senso); Aho!. Elaborano, inoltre, un nuovo dizionario erotico, utilizzando le parole mignolo, cacca e nèi. A sentirli parlare sembrano dei cretini, ma in realtà sono solo deviati. Quelli che li incontrano per strada li guardano in cagnesco, forse per invidia, o forse perché tendenzialmente i due divi non guardano dove vanno mentre camminano: hanno rischiato di morire spappolati contro i pali della luce e le transenne molte volte. In due giorni hanno trascorso insieme 21 ore, roba da guinness dei primati [il famoso guinness delle scimmie antropomorfe, che riescono a rimanere attaccate tramite peli del posteriore per giorni e giorni (mi scuso con quei due-tre che avevano già sentito questa battuta sull'arrotolamento della lingua)]. Ma proseguiamo la storia...

GIORNO III: Il preludio - Parte seconda

Stesso posto (più o meno...), stessa ora: stavolta Raoul arriva in perfetto orario. La mattinata se ne va cercando di raggiungere l'Accademia delle Belle Arti: missione fallita. Purtroppo lungo la strada si ritrovano davanti ad un bel parco, e non resistono alla tentazione di bloccare la crescita ai bambini (si scherza, eh. C'erano solo vecchietti guardoni). Ma un nuovo obiettivo li attende: dall'una alle tre Audrey ha l'ultima lezione del semestre di storia. Si dirigono allora verso la facoltà dell'attrice, dove Raoul incontra decine di individui maschi gay in calore, che gli lanciano occhiate di intesa non ricambiate: a lui piacciono solo le femmine. E' nell'aula che vede dal vivo gli straordinari personaggi di storia: la Donna Fashion, Zoppetto, Donna bionda ossigenata, Il Secchione, Lo smilzo, La gnoccolona, L'uomo con l'occhio gne gne. Ovviamente tra i tanti la sua attenzione finisce sulla Gnoccolona, che proprio quel giorno decide di mettersi una maglia poppegigantialvento. Il pittore non si lascia sfuggire l'occasione e le fa pure un ritratto. A me quella non è mai stata simpatica. Con grande coraggio e forza di volontà, comunque, Raoul affronta due pallosissime ore sulla Rivoluzione Francese, di cui tra l'altro sa tutto perché è onnisciente (pure onniveggente, ma non onnivoro). Dopo la lezione, stremati fino all'inverosimile, vanno a mangiare un gelato, e poi si accasciano sui prati della facoltà. Ma Audrey ha un esame il pomeriggio e quindi è costretta a salutare il suo accompagnatore, dandogli le indicazioni per tornare incolume da quel povero disgraziato che lo ospita. Lei passa l'esame e lui arriva a destinazione senza un graffio, meglio di così...

GIORNO IV: L'addio, forse...

E' l'ultimo giorno che passano insieme. Tempo di merda, tra l'altro. Lei gli fa una sorpresa [?] e lo porta nel suo paese, con l'intenzione di farglielo visitare. Ma piove e nessuno dei due ha l'ombrello, così rimangono nella stazione a osservare le macchine parcheggiate. Bel viaggio, in effetti. Tornati a Roma sono spaesati, non sanno dove andare e che fare. O meglio, troppe sono le cose da vedere e da fare che non riescono a decidere. Camminano senza meta, attraversando anche i quartieri più loschi della città [Ah! (sospiro...)]  finchè non inizia a piovere di nuovo, e allora la Stazione Termini è la risposta. Qua girano, camminano, si fanno trascinare dai tapis roulant [rischiando anche di cadere rovinosamente, cosa non successa grazie all'intervento di un signore che ha iniziato a gridare Attenti! Attenti! Attenti!]. Poi mangiano, e scoprono di avere un altro talento: riescono a tagliare, inforchettare, mordere e masticare la pizza senza mai smettere di guardarsi negli occhi, e senza parlare. Si avvicina il momento del saluto, si scambiano due libri cum dedica sdolcinata, e si coccolano. Il treno di Audrey sta per partire, e lui l'accompagna. Baci, abbracci e la porta si chiude. Rimangono lì, a guardarsi, con il sorriso sulle labbra ma gli occhi tristi, mentre il treno parte e li separa. Per sempre?

Si vede il treno che parte, e Raoul che rimane fermo a guardare la sua amata che se ne va. Poi chiama la moglie per sapere se al figlio è passata la febbre. Intanto il treno di Audrey deraglia. Viene ritrovata gravemente ferita, e prima di spirare sussurra il nome di un certo Donald, il marito. Muore così per la seconda volta. Chiamatela pure sfiga.

Musica western e mucche al pascolo. Un contadino ara la terra cantando YMCA.

E' un film dadaista.

Stoooop! Annamo a casa! Ma che davero la vogliono fà resuscità sta 'ncompetente? Oh, nun lo fate vede a mi moglie sto film che poi me scassa i cojoni e me dice che nun so romantico. Io i muscoli 'ntanto ce l'ho. N'artro polpettone così e giuro che me do ai film a luci rosse... almeno scopano!

to be continued?

emily2222
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mercoledì, 31 maggio 2006, ore 00:56

Visto che tutti i milioni di visitatori del mio blog [ehm... concedetemelo, su. D'altronde sono o non sono Audrey Hepburn?] hanno chiesto informazioni sulla giornata con Raoul Bova, ho deciso di parlarne [ovviamente ne avrei parlato lo stesso, ma una diva si atteggia sempre]. In realtà non si tratta di una sola giornata, ma di due, più quelle di domani e dopodomani. Il sex symbol italiano ripartirà venerdì verso una terra sconosciuta ma piena di gnocca. Come biasimarlo? Non vorrei essere, però, nei panni della moglie... quella poverina ha la testa molto pesante. Certo, se proprio vogliamo essere pignoli, io sono morta il 20 gennaio 1993, e mi son pure sposata due volte. Dettagli insignificanti.

GIORNO I: L'incontro

L'incontro tra i due è avvenuto nel lontano 29 maggio 2006 [sembra ieri!] in una squallida stazione della metro [l'aggettivo squallida serve per enfatizzare la fama di artista maledetto del protagonista maschile]. Lei lo riconosce subito [mica è uno che passa inosservato, oh!] e lo saluta con una linguaccia. Raoul, che si aspettava una donna di gran classe, rimane immediatamente scandalizzato dalla rozzezza di questa attrice da quattro soldi. Più tardi si renderà conto che è molto più decerebrata che rozza. Questione di neuroni, pare. Comunque sia, Raoul riesce a fare una cosa che neanche registi famosi, attori di Hollywood, e cardinali sono riusciti a fare: farla entrare da immigrata in territorio straniero. Il territorio straniero è il Vaticano, e immigrata perché avevano, udite udite, un permesso speciale. Ah, un'altra cosa che nessuno le aveva mai fatto fare è stata una corsa di un km che le ha tolto 10 anni di vita, ehm... non-vita?, avete capito dai. I due, grazie all'aiuto del celebre sig. Mano Operosa [non è un prete, che nessuno pensi a qualcosa di perverso] hanno visitato i famosissimi quanto riservatissimi giardini del Vaticano, deturpandoli col loro linguaggio scurrile. In seguito sono stati ai Musei Vaticani e nella Cappella Sistina, dove hanno contemplato in estasi meditabonda il Giudizio Universale di un certo Michelangelo Buonarroti [non prima di aver fatto strane insinuazioni nei confronti di una vecchina con uno specchio]. Tutto a scrocco, ovviamente, nel tipico stile romano de Roma. Dopo questa scorpacciata di calma e relax, sono stati visti nei dintorni di Piazza di Spagna, accerchiati da migliaia di fan. Per fuggire alla calca si sono diretti verso il parco di Villa Borghese, dove hanno consumato un fugace pasto offerto gentilmente dalla famiglia di lei: un disgustosissimo panino con insalata e mozzarella [guai a parlar di mortadella, cotoletta, prosciutto San Daniele, bistecca al sangue davanti ad un vegetariano come Raoul Bova]. Costretti ad abbandonare quel posto per invasione di cosini di legno [che l'attrice si è ritrovata, chissà come, perfino nel reggiseno], hanno preso possesso di una panchina, noncuranti dei bambini che si spaccavano le ginocchia cadendo dalle biciclette [stupidi! Io alla vostra età stavo già progettando una sonda spaziale!]. Scaduto il tempo a loro disposizione [il treno di Audrey rischiava seriamente di trasformarsi in zucca. Che poi non è neanche una cosa così improbabile] si sono salutati, dandosi già appuntamento per il giorno dopo.

GIORNO II: Il preludio

Qui lo dico, qui lo nego: Raoul Bova non è quel gentiluomo che tutti immaginano. Ha avuto il coraggio di far aspettare ben 15 minuti una Audrey sempre più preoccupata sullo stato di salute del suo cavaliere. Aveva fatto una lenta colazione, il signorino. Siccome, però, la classe della Hepburn è infinita, è bastato a Raoul fare uno sguardo da cerbiatto per farsi perdonare. Io gliel'ho detto a quella lì che è troppo bona, ma non mi da retta. Tornando a loro, hanno dedicato la mattinata alla cultura e all'arte. Al classico giro del Colosseo, dei Fori Imperiali e dei centurioni kitsch hanno aggiunto la visita alla mostra di Modigliani. Modigliani? Mi ricorda qualcosa... boh. Audrey, memore delle nozioni apprese dalla guida coi boccoli ha fatto la grandona, citando a vanvera nomi di gente morta giovane. Tutti gli amici di Modì, in pratica. Ma quel dannato attore, oltre che sex symbol, è pure un pittore, e ha sotterrato di informazioni la nostra eroina [ha sotterrato di informazioni la nostra cocaina suonava male]. Lei ha avuto anche il privilegio di vederlo all'opera, quello scansafatiche lì, ed è rimasta molto impressionata. Tanto impressionata da condividere di nuovo il suo lauto pranzo con lui: panini con mozzarella e pomodori, leggermente meno disgustosi di quelli del giorno prima. Lui le ha donato il bene più prezioso del mondo: la cioccolata. E le ha pure scritto la dedica su un libro, perché oltre che sex symbol, pittore è pure filosofo, poeta e Gran Maestro [e ingegnere, ma non lo diciamo in giro]. Tutte queste cose in un uomo solo?, penserete voi, ebbene sì, e tutto concentrato perché non è neanche uno spilungone. Presi da un attacco di follia, i due hanno deciso di andare al mare. Al mare? A Roma? E il costume da bagno l'avevano?, penserete voi, sì al mare, vicino Roma, e non avevano il costume da bagno. Arrivati a destinazione, con non poca fatica, hanno trovato una bella panchina proprio di fronte al mare. Non fosse stato per quei 50 omaccioni che stavano girando una pubblicità [con protagonisti due vecchi e un gabbiano impagliato!]... niente, tanto non hanno fatto caso alla folla. Le ore son volate [insieme alla sabbia, che Audrey aveva fin sopra i capelli (fa schifo la battuta, eh?)]. Il tempo è passato così in fretta che lei quasi ha rischiato di perdere il treno... ma è troppo intelligente quella donna per perdere un treno [sorvoliamo]. Tanto domani Audrey ha solo un esame all'università... poca roba.

Le avventure di Audrey e Raoul non finiscono qui. Rimanete sintonizzati su questo canale.

La telecamera inquadra un tramonto. Parte musica melensa in sottofondo.

Stoooop! Bona la prima! Annamo a magnà, che sti du deficienti campano d'aria. Odri e Raul! Ma vaffanculo, va...

emily2222
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domenica, 28 maggio 2006, ore 23:36

Roma domani assisterà ad un evento. Uno di quelli importanti, però.

Ebbene, alla rinomata e famosissima Stazione Termini, Audrey Hepburn e Raoul Bova si incontreranno per la prima volta.

Tutti i paparazzi sono pregati di restare a distanza, perché i due non rilasceranno intervista alcuna.

Le fan del grande attore italiano, invece, sono pregate di rimanere a casa, perché con Audrey Hepburn in giro non ce n'è per nessuno.

I due divi accetteranno senza resistenze fiori [tulipani bianchi per la signora] e assegni in bianco.

Per gli autografi contattare le rispettive segretarie.

Grazie.

emily2222
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mercoledì, 24 maggio 2006, ore 23:07

Io non me n'ero accorta! Danzio Opiemme è stato qui. Qui, per la precisione.

Allora facciamogli un saluto caloroso, nel caso tornasse da queste parti. Ciao Danzio!

RADIO

Seduto su una panchina,
alle quattro del mattino,
sulla passeggiata di questa cittadina
respiro il mare.
Ascolto i Nofx dalla macchina.
Solo,
senza sentirmi solo.
Pieno di emozioni.

Vibra.
Sei tu che mi scrivi in sms
che mi vuoi più bene di quanto mi hai scritto.
Io voglio bene a tutto questo nulla
che mi riempie.
E tu ne fai parte.

Loro suonano questa canzone
dalla radio

Loro suonano questa canzone
dalla radio.

Due tipe passano
senza che io esista.
Vorrei incontrare qualcuno
per farmi compagnia.
Ma è okay

Loro suonano questa canzone
dalla radio

Danzio Opiemme

emily2222
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martedì, 23 maggio 2006, ore 14:58

La ruota ha colpito prima del previsto. Domenica mattina, per andare alla mostra di Modigliani, avrei dovuto prendere il treno alle 07.49. Mi sono svegliata alle 07.15. Potete immaginare la velocità con cui mi sono dovuta: preparare psicologicamente ad alzarmi alle 07.16 di domenica mattina; lavare; vestire; truccare; agghindare. In tutto: 5 minuti. Un record! Vado a prendere il telefonino e trovo, oltre a uno squillo di F. [ciao F.!], un messaggio dell'amica che sarebbe dovuta venire con me: "Vale mi dispiace ma non posso venire, mi sono sentita male stanotte". Corro a svegliare mia sorella e le faccio una proposta che non può rifiutare "Charlie, alzati subito, preparati in 2 minuti 2 e vieni a Roma con me". Lei alza la testa e mormora "Ma chi? Io? Che? Dove? C'è la comunione di Tizio oggi, ti sei scordata?". Ah! Già! La comunione del figlio della cugina di mia madre! Era uno dei motivi che mi ha spinta ad alzarmi dal letto. Così mia madre, che non è brava a dire bugie, poteva tranquillamente dire "Valentina è stata INVITATA ad una mostra a Roma, ma vi saluta tutti caramente" [è molto brava, però, a ingigantire le mie qualità]. Decido allora di andarci da sola alla mostra, anche solo per evitare di farmi spaccare la guancia da 50 parenti che non vedo da più di un anno. Esco di casa e arrivo alla stazione con ben 3 minuti di anticipo, per la prima volta in vita mia. E il treno ha 5 minuti di ritardo. C'è qualcuno, lassù, che ce l'ha proprio con me. Alla stazione scopro che c'è un sacco di gente che la domenica mattina non c'ha un cazzo da fare e prende il treno all'alba [vabbè, non proprio all'alba... il concetto s'è capito]. Ma allora la gente vive, il mondo si muove anche mentre dormo io! Cavoli, potrei ragionarci filosoficamente su, sul treno, già che ci sono... ma anche no. Sfrutto i 40 minuti che impiega il treno per arrivare a Roma per studiare un po': ho letto 20 pagine de "L'Espresso". Va bene lo stesso, no? Sul treno, tra l'altro, devo riuscire a stare piegata il meno possibile: ho un'ustione di terzo grado alla pancia. Arrivo a Roma alle 08.30, due ore e mezza prima della visita. Dopo un'abbondante colazione seduta al bancone di un bar, come una prostituta dell'800, mi dirigo verso la mia zona di Roma preferita: Largo Argentina/Piazza Venezia. Per arrivarci prendo il 64, l'autobus turistico per eccellenza. Con mio grande rammarico mi rendo conto di essere l'unica, là dentro, senza una macchina fotografica al collo. No, un momento, siamo io e un prete. Questo prete, però, a prima vista mi convince poco: ha dei braccialetti al polso, si guarda intorno come se stesse scappando da qualcuno, e si fa il segno della croce quando l'autobus passa davanti a una chiesa. Strano, molto strano. Se questo qua è un prete, penso io, io sono la fotocopia sputata di Marilyn Monroe. E infatti... il prete scende ad una delle prime fermate, ma risale alla stessa fermata da un'altra entrata dell'autobus. Alla fermata successiva scende un ragazzo gridando "Al ladro", mentre il prete scappa. Piacere, Marilyn. Scendo sana e salva a Largo Argentina, e mi perdo per quasi un'ora tra quei bei vicoletti. Aiuto pure una vecchietta ad attraversare la strada. Più tardi questa sarà ribattezzata la giornata della solidarietà. Alle 10 meno qualcosa arrivo a Palazzo Venezia, dove visito un'interessante mostra su Pascoli e una sulla Costituzione. Alle 10 e mezza mi dirigo verso il mio obiettivo: il Complesso del Vittoriano. Siccome sono sola, ho un biglietto in più e per non farlo sprecare cerco qualcuno a cui regalarlo. Di gente ce n'è tanta, ed io adocchio una ragazza e le propongo l'affare: biglietto gratis e pure visita guidata [la ruota mi ricompenserà, prima o poi]. Lei, Erica, è con un gruppo di amici, tutti modenesi: Laura, Paolo e Boh [mica posso ricordarmeli tutti! Già tanto che mi ricordi il suo nome, perché di solito rimuovo all'istante il nome di chi si presenta, a meno che non sia particolarmente buffo: Gertrude e Goffredo, ad esempio]. Facciamo insieme la visita, mentre la guida ci parla della scapestrata vita di Modì. Una mostra davvero interessante, che rivisiterò a breve... stavolta con un vero esperto. Esco, saluto i miei compagni di sventura, augurandogli buon ritorno a casa, e vado a prendere il treno. In testa, questa frase di Modigliani: "la vita è un dono: dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno, a coloro che non sanno e non hanno".

emily2222
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sabato, 29 aprile 2006, ore 00:29

Stasera sono andata a vedere "L'era glaciale 2". Praticamente in sala si sentivano solo le mie risate, quelle di una mia amica e di mia sorella. Perfino i bambini erano più disciplinati di noi. E' un film STUPENDO! Anche se il primo è imbattibile, certamente. Ah, beata gioventù...

emily2222
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lunedì, 03 ottobre 2005, ore 00:14

La mostra di Jiang Guo Fang è stata davvero una sorpresa. E' un eccellente pittore, molto competente. I quadri in cui riesce meglio sono quelli di piccole dimensioni (relativamente piccole, si tratta comunque di tele molto grandi), c'è un'attenzione maniacale per i dettagli, cosa che rende i quadri piuttosto interessanti. La luce poi domina ogni quadro! Una mostra molto bella.

       

Nato nel 1951 nella provincia di Jiangxi in Cina, Jiang Guo Fang è il quarto di otto figli di una famiglia contadina. Fin dalla giovinezza di dedica allo studio delle arti e si diploma presso l'Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino, dove continuerà ad insegnare. Fin dagli anni dell'Accademia, manifesta un grande interesse per i soggetti storici, concentrandosi sul recupero e sulla valorizzazione della tradizione cinese, ma anche sullo studio dei modelli del realismo europeo. Fang infatti completa la sua formazione artistica viaggiando molto all'estero; ben presto, sviluppa un proprio stile autonomo e una raffinata tecnica pittorica, concentrandosi su opere di grande formato. I suoi lavori possono essere raggruppati in diverse serie pittoriche: in particolare opere storiche che raffigurano ritratti e scene della vita cinese, ambientate presso la Corte Imperiale, come la serie dedicata alla Città Proibita.

emily2222
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domenica, 02 ottobre 2005, ore 23:35

Oggi sono andata a Roma con l'intenzione di vedere la mostra di Jiang Guo Fang e assistere ad uno spettacolo al teatro Belli (oggi, in occasione della festa dei teatri c'era "L'usuraio e la sposa bambina" - tratto da "La mite" di Dostoevskij - con Antonio Salines a due euro!).

La mostra mi è piaciuta moltissimo, putroppo però quando sono arrivata al Belli i biglietti erano già esauriti. Mannaggia!

Ovviamente ha piovuto...ormai è un classico: ogni volta che vado a Roma mi becco la pioggia. Che bello!

emily2222
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giovedì, 29 settembre 2005, ore 15:21

 

La notte Bianca! Che incubo la notte Bianca!

Di bianco ho visto solo le gocce di pioggia riflesse sui lampioni accesi. Il cielo ha pianto bagliori di luce, io ho pianto lacrime salate. Quanti inutili pianti!

Tanta, tantissima gente che non è stata scoraggiata dalla pioggia. Io non sono stata scoraggiata solo perchè non avevo il treno per tornare a casa.

Che incubo la Notte Bianca!

Note positive: Benigni al Campidoglio e Proietti al Globe Theatre.

INSOMNIAQUE, NOCTAMBULE, TRISTESSE, MELANCOLIQUE, COITRE.

Nuit blache? NUIT NOIR!

Io ho ammazzato tutti i miei amanti,
perchè volevano vedermi piangere
e io ero soltanto felice.
tratto da "Gli occhi di Milva" - Alda Merini
emily2222
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giovedì, 30 giugno 2005, ore 12:59

Oggi, alla libreria Melbookstore di Roma alle 18.00 ci sarà la presentazione del libro "2005 dopo Cristo" del collettivo Babette Factory (Nicola Lagioia, Christian Raimo, Francesco Longo, Francesco Pacifico). Interverranno gli autori.

Io spero di andarci, se non fosse che devo preparare un certo esame di maturità...magari una capatina la faccio.

emily2222
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