Visto che tutti i milioni di visitatori del mio blog [ehm... concedetemelo, su. D'altronde sono o non sono Audrey Hepburn?] hanno chiesto informazioni sulla giornata con Raoul Bova, ho deciso di parlarne [ovviamente ne avrei parlato lo stesso, ma una diva si atteggia sempre]. In realtà non si tratta di una sola giornata, ma di due, più quelle di domani e dopodomani. Il sex symbol italiano ripartirà venerdì verso una terra sconosciuta ma piena di gnocca. Come biasimarlo? Non vorrei essere, però, nei panni della moglie... quella poverina ha la testa molto pesante. Certo, se proprio vogliamo essere pignoli, io sono morta il 20 gennaio 1993, e mi son pure sposata due volte. Dettagli insignificanti.
GIORNO I: L'incontro
L'incontro tra i due è avvenuto nel lontano 29 maggio 2006 [sembra ieri!] in una squallida stazione della metro [l'aggettivo squallida serve per enfatizzare la fama di artista maledetto del protagonista maschile]. Lei lo riconosce subito [mica è uno che passa inosservato, oh!] e lo saluta con una linguaccia. Raoul, che si aspettava una donna di gran classe, rimane immediatamente scandalizzato dalla rozzezza di questa attrice da quattro soldi. Più tardi si renderà conto che è molto più decerebrata che rozza. Questione di neuroni, pare. Comunque sia, Raoul riesce a fare una cosa che neanche registi famosi, attori di Hollywood, e cardinali sono riusciti a fare: farla entrare da immigrata in territorio straniero. Il territorio straniero è il Vaticano, e immigrata perché avevano, udite udite, un permesso speciale. Ah, un'altra cosa che nessuno le aveva mai fatto fare è stata una corsa di un km che le ha tolto 10 anni di vita, ehm... non-vita?, avete capito dai. I due, grazie all'aiuto del celebre sig. Mano Operosa [non è un prete, che nessuno pensi a qualcosa di perverso] hanno visitato i famosissimi quanto riservatissimi giardini del Vaticano, deturpandoli col loro linguaggio scurrile. In seguito sono stati ai Musei Vaticani e nella Cappella Sistina, dove hanno contemplato in estasi meditabonda il Giudizio Universale di un certo Michelangelo Buonarroti [non prima di aver fatto strane insinuazioni nei confronti di una vecchina con uno specchio]. Tutto a scrocco, ovviamente, nel tipico stile romano de Roma. Dopo questa scorpacciata di calma e relax, sono stati visti nei dintorni di Piazza di Spagna, accerchiati da migliaia di fan. Per fuggire alla calca si sono diretti verso il parco di Villa Borghese, dove hanno consumato un fugace pasto offerto gentilmente dalla famiglia di lei: un disgustosissimo panino con insalata e mozzarella [guai a parlar di mortadella, cotoletta, prosciutto San Daniele, bistecca al sangue davanti ad un vegetariano come Raoul Bova]. Costretti ad abbandonare quel posto per invasione di cosini di legno [che l'attrice si è ritrovata, chissà come, perfino nel reggiseno], hanno preso possesso di una panchina, noncuranti dei bambini che si spaccavano le ginocchia cadendo dalle biciclette [stupidi! Io alla vostra età stavo già progettando una sonda spaziale!]. Scaduto il tempo a loro disposizione [il treno di Audrey rischiava seriamente di trasformarsi in zucca. Che poi non è neanche una cosa così improbabile] si sono salutati, dandosi già appuntamento per il giorno dopo.
GIORNO II: Il preludio
Qui lo dico, qui lo nego: Raoul Bova non è quel gentiluomo che tutti immaginano. Ha avuto il coraggio di far aspettare ben 15 minuti una Audrey sempre più preoccupata sullo stato di salute del suo cavaliere. Aveva fatto una lenta colazione, il signorino. Siccome, però, la classe della Hepburn è infinita, è bastato a Raoul fare uno sguardo da cerbiatto per farsi perdonare. Io gliel'ho detto a quella lì che è troppo bona, ma non mi da retta. Tornando a loro, hanno dedicato la mattinata alla cultura e all'arte. Al classico giro del Colosseo, dei Fori Imperiali e dei centurioni kitsch hanno aggiunto la visita alla mostra di Modigliani. Modigliani? Mi ricorda qualcosa... boh. Audrey, memore delle nozioni apprese dalla guida coi boccoli ha fatto la grandona, citando a vanvera nomi di gente morta giovane. Tutti gli amici di Modì, in pratica. Ma quel dannato attore, oltre che sex symbol, è pure un pittore, e ha sotterrato di informazioni la nostra eroina [ha sotterrato di informazioni la nostra cocaina suonava male]. Lei ha avuto anche il privilegio di vederlo all'opera, quello scansafatiche lì, ed è rimasta molto impressionata. Tanto impressionata da condividere di nuovo il suo lauto pranzo con lui: panini con mozzarella e pomodori, leggermente meno disgustosi di quelli del giorno prima. Lui le ha donato il bene più prezioso del mondo: la cioccolata. E le ha pure scritto la dedica su un libro, perché oltre che sex symbol, pittore è pure filosofo, poeta e Gran Maestro [e ingegnere, ma non lo diciamo in giro]. Tutte queste cose in un uomo solo?, penserete voi, ebbene sì, e tutto concentrato perché non è neanche uno spilungone. Presi da un attacco di follia, i due hanno deciso di andare al mare. Al mare? A Roma? E il costume da bagno l'avevano?, penserete voi, sì al mare, vicino Roma, e non avevano il costume da bagno. Arrivati a destinazione, con non poca fatica, hanno trovato una bella panchina proprio di fronte al mare. Non fosse stato per quei 50 omaccioni che stavano girando una pubblicità [con protagonisti due vecchi e un gabbiano impagliato!]... niente, tanto non hanno fatto caso alla folla. Le ore son volate [insieme alla sabbia, che Audrey aveva fin sopra i capelli (fa schifo la battuta, eh?)]. Il tempo è passato così in fretta che lei quasi ha rischiato di perdere il treno... ma è troppo intelligente quella donna per perdere un treno [sorvoliamo]. Tanto domani Audrey ha solo un esame all'università... poca roba.
Le avventure di Audrey e Raoul non finiscono qui. Rimanete sintonizzati su questo canale.
La telecamera inquadra un tramonto. Parte musica melensa in sottofondo.
Stoooop! Bona la prima! Annamo a magnà, che sti du deficienti campano d'aria. Odri e Raul! Ma vaffanculo, va...
Roma domani assisterà ad un evento. Uno di quelli importanti, però.
Ebbene, alla rinomata e famosissima Stazione Termini, Audrey Hepburn e Raoul Bova si incontreranno per la prima volta.
Tutti i paparazzi sono pregati di restare a distanza, perché i due non rilasceranno intervista alcuna.
Le fan del grande attore italiano, invece, sono pregate di rimanere a casa, perché con Audrey Hepburn in giro non ce n'è per nessuno.
I due divi accetteranno senza resistenze fiori [tulipani bianchi per la signora] e assegni in bianco.
Per gli autografi contattare le rispettive segretarie.
Grazie.
SCENA I
Sabato sera. Valentina è in un ristorante a ingozzarsi di pizza con due suoi amici: Magnus e Matteo.
MAGNUS: Oh Mattè, guarda: Valentina non ha le tette più grosse?
V: Vedi che quando vuoi anche tu sai essere un galantuomo?
MAGNUS: Figuriamoci! Sarà il reggiseno push-up
V: Ma...
SCENA II
Sabato sera. I tre moschettieri escono dal ristorante. Mentre Valentina è intenta a fare boccacce ad una bambina boccolosa, gli altri due si dirigono verso la macchina. Essendo rimasta indietro, Valentina inizia a correre, cercando di non pestare i bambini che incontra lungo la strada.
V: Eccomi, ce l'ho fatta
MAGNUS: Certo che, in caso di calamità naturale, Valentina sarebbe la prima a morire, per quanto è debole e pigra...
V: Ma...
MAGNUS: Perfino un piccione che saltella su una zampa sola sarebbe più veloce di lei!
V: Ma...
SCENA III
Sabato sera. Quasi domenica, in realtà. Davanti ad un bar Valentina incontra Antonio, quello che per 3 anni di liceo è stato il suo migliore amico, che non vede da un anno.
V: Ciao! Che bello vederti!
A: Sei in carne, eh...
V: Cosa?
A: Dico, ti sei ingrassata! Guarda che facciona che hai!
V: Beh... effettivamente dall'anno scorso ho preso 7 kg
A: Si vede...
V.: Ma...
E' ufficiale: non posso fidarmi più di nessuno.
Quando mi parli al telefono
e mi s'aprono
d'incanto i paradisi
della vocalità -
gli accordi
e i tocchi d'arpa
soffici
appena subsquillanti
di quella voce dai precordi sono
tuoi, sì, ma intanto
è il calmo pelago
della muliebrità
che entra
festosamente ruscellando
nel mattino della stanza
e mi dilava da me,
si porta via la mia nascita,
mi cancella dalla mia morte
lasciandomi sospeso...
è o non è
chi? me stesso
ed il mio ascolto - le dicono da tempo
i suoi interlocutori
uomini o angeli.
Mario Luzi
Dedicata alle telefonate surreali [surreal-dadaiste, oserei dire] di persone adorabili!
SCENA I
Cucina. Valentina è appena tornata dall'università. Suo padre è seduto al tavolo.
V: Ciao pà! Sono distrutta...
P: Uhm...
V: Che c'è?
P: No, niente... diciamo
V: Come diciamo? Che ho fatto?
P: E' che, non me ne volere eh, è che... non mi piaci per niente quando porti i jeans!
V: Ma li metto sempre per andare a Roma!
P: E allora non mi piaci mai
V: Ma...
SCENA II
Bagno. Valentina si sta asciugando i capelli. Entra sua madre.
M: Uh, ma quanto ti stanno male i capelli così lunghi!
V: Guarda che sono mesi che li ho così!
M: E lo dici pure? Tagliateli va
V: Ma...
SCENA III
Camera da letto. Valentina si sta vestendo per uscire. In camera c'è anche sua sorella.
S: Ma quelli sono i miei pantaloni!
V: Lo so, io li ho tutti in lavatrice
D: E non me lo chiedi?
V: Ora lo sai! E poi hai una taglia in più, mi vanno pure lenti!
D: Ah! Co sto culone che hai messo!
V: Ma...
SCENA IV
E' sabato sera, Valentina sta uscendo e va a salutare la nonna, che abita al piano di sotto.
V: Ciao nonna! Io esco...
N: Oh, ma come sei bella! Ma fatti vedere meglio!
V: Ti piace questa maglietta?
N: Sì, sì... ti sta proprio bene! Sbaglio o ti sei dimagrita?
V: In effetti sì, sono contenta che tu l'abbia notato! Qua mi dicono tutti che sono ingrassata!
N: Ma va! E gli dai retta? Sono invidiosi! Sbaglio o ti sei pure alzata?
V: Questo mi sembra piuttosto improbabile, ma ti ringrazio per averci provato...
N: E dimmi un po'... dov'è che te ne vai così carina?
V: Esco con gli amici, come sempre!
N: E c'è pure quel ragazzetto dell'altra volta?
V: Oddio! Quale ragazzetto?
N: Quello alto, biondo, che è venuto a citofonare
V: Ah! Magnus! Certo che c'è, esce con noi!
N: E' proprio un bel ragazzo...
V: Sì, è carino. Se vuoi te lo faccio conoscere, sarebbe uno sballo averlo come nonno!
N: Schiocchina! Io dico per te!
V: Per me? Ma Magnus non è un ragazzo... è Magnus!
N: Ah, ora ho capito. Hai già un fidanzatino...
V: Veramente no!
N: Nessuno ti viene dietro? Non ci credo...
V: Ma non è quello, è che non mi va!
N: Non ti va? Ma sei giovane!
V: Appunto, sono giovane e ho tempo, o no?
N: Guarda che tua madre alla tua età già faceva l'amore con tuo padre*
V: Capisco, però i tempi sono cambiati. Oggi la gente neanche si sposa più
N: Cosa? Vuoi morire zitella?
V: Non sto dicendo questo! E' che che ora non è il momento. Mica mi devo fidanzare per forza!
N: Ora ho capito perché ti vesti sempre di nero
V: Ma...
SCENA V
Aula di università. Valentina sta aspettando che inizi la lezione di storia. Accanto a lei la Donna Fashion
DF: Che caldo oggi!
V: Già! Immagino come staremo a giugno
DF: Ma sai che oggi sei davvero carina?
V: Oh! Grazie! Sarà il trucco un po' diverso
DF: No, no. Hai il viso più rilassato, sei pure dimagrita
V: Un pochino sì...
DF: Sei proprio una bella ragazza, e pure intelligente!
V: Così divento rossa! Grazie!
DF: E il fidanzato ce l'hai?
V: No no!
DF: Brava, fai bene! A quest'età bisogna divertirsi!
V: Ma... lo sa che lei è la mia Donna Fashion, ehm, signora preferita?
* Ricordo ancora che, appena adolescente, rimasi scandalizzata da un discorso di mia nonna che faceva più o meno così Tua madre e tuo padre iniziarono a fare l'amore, e durò un bel po'. Pensai Ma non ci credo! Mamma le è andata a dire che ha fatto l'amore con papà, e che è durato pure tanto! Mica dovrò dirglielo anche io.... Poi a quindici anni mi prese da parte e mi disse Ho saputo che fai l'amore con un ragazzetto, di dov'è?. Io, che all'epoca non avevo neanche mai baciato un ragazzo, restai pietrificata per qualche secondo e poi capii tutto: con l'espressione "fare l'amore" mia nonna indica nient'altro che la fase del corteggiamento. Ed effettivamente mia madre e mio padre la fecero durare a lungo...
Io non me n'ero accorta! Danzio Opiemme è stato qui. Qui, per la precisione.
Allora facciamogli un saluto caloroso, nel caso tornasse da queste parti. Ciao Danzio!
RADIO
Seduto su una panchina,
alle quattro del mattino,
sulla passeggiata di questa cittadina
respiro il mare.
Ascolto i Nofx dalla macchina.
Solo,
senza sentirmi solo.
Pieno di emozioni.
Vibra.
Sei tu che mi scrivi in sms
che mi vuoi più bene di quanto mi hai scritto.
Io voglio bene a tutto questo nulla
che mi riempie.
E tu ne fai parte.
Loro suonano questa canzone
dalla radio
Loro suonano questa canzone
dalla radio.
Due tipe passano
senza che io esista.
Vorrei incontrare qualcuno
per farmi compagnia.
Ma è okay
Loro suonano questa canzone
dalla radio
Danzio Opiemme
La ruota ha colpito prima del previsto. Domenica mattina, per andare alla mostra di Modigliani, avrei dovuto prendere il treno alle 07.49. Mi sono svegliata alle 07.15. Potete immaginare la velocità con cui mi sono dovuta: preparare psicologicamente ad alzarmi alle 07.16 di domenica mattina; lavare; vestire; truccare; agghindare. In tutto: 5 minuti. Un record! Vado a prendere il telefonino e trovo, oltre a uno squillo di F. [ciao F.!], un messaggio dell'amica che sarebbe dovuta venire con me: "Vale mi dispiace ma non posso venire, mi sono sentita male stanotte". Corro a svegliare mia sorella e le faccio una proposta che non può rifiutare "Charlie, alzati subito, preparati in 2 minuti 2 e vieni a Roma con me". Lei alza la testa e mormora "Ma chi? Io? Che? Dove? C'è la comunione di Tizio oggi, ti sei scordata?". Ah! Già! La comunione del figlio della cugina di mia madre! Era uno dei motivi che mi ha spinta ad alzarmi dal letto. Così mia madre, che non è brava a dire bugie, poteva tranquillamente dire "Valentina è stata INVITATA ad una mostra a Roma, ma vi saluta tutti caramente" [è molto brava, però, a ingigantire le mie qualità]. Decido allora di andarci da sola alla mostra, anche solo per evitare di farmi spaccare la guancia da 50 parenti che non vedo da più di un anno. Esco di casa e arrivo alla stazione con ben 3 minuti di anticipo, per la prima volta in vita mia. E il treno ha 5 minuti di ritardo. C'è qualcuno, lassù, che ce l'ha proprio con me. Alla stazione scopro che c'è un sacco di gente che la domenica mattina non c'ha un cazzo da fare e prende il treno all'alba [vabbè, non proprio all'alba... il concetto s'è capito]. Ma allora la gente vive, il mondo si muove anche mentre dormo io! Cavoli, potrei ragionarci filosoficamente su, sul treno, già che ci sono... ma anche no. Sfrutto i 40 minuti che impiega il treno per arrivare a Roma per studiare un po': ho letto 20 pagine de "L'Espresso". Va bene lo stesso, no? Sul treno, tra l'altro, devo riuscire a stare piegata il meno possibile: ho un'ustione di terzo grado alla pancia. Arrivo a Roma alle 08.30, due ore e mezza prima della visita. Dopo un'abbondante colazione seduta al bancone di un bar, come una prostituta dell'800, mi dirigo verso la mia zona di Roma preferita: Largo Argentina/Piazza Venezia. Per arrivarci prendo il 64, l'autobus turistico per eccellenza. Con mio grande rammarico mi rendo conto di essere l'unica, là dentro, senza una macchina fotografica al collo. No, un momento, siamo io e un prete. Questo prete, però, a prima vista mi convince poco: ha dei braccialetti al polso, si guarda intorno come se stesse scappando da qualcuno, e si fa il segno della croce quando l'autobus passa davanti a una chiesa. Strano, molto strano. Se questo qua è un prete, penso io, io sono la fotocopia sputata di Marilyn Monroe. E infatti... il prete scende ad una delle prime fermate, ma risale alla stessa fermata da un'altra entrata dell'autobus. Alla fermata successiva scende un ragazzo gridando "Al ladro", mentre il prete scappa. Piacere, Marilyn. Scendo sana e salva a Largo Argentina, e mi perdo per quasi un'ora tra quei bei vicoletti. Aiuto pure una vecchietta ad attraversare la strada. Più tardi questa sarà ribattezzata la giornata della solidarietà. Alle 10 meno qualcosa arrivo a Palazzo Venezia, dove visito un'interessante mostra su Pascoli e una sulla Costituzione. Alle 10 e mezza mi dirigo verso il mio obiettivo: il Complesso del Vittoriano. Siccome sono sola, ho un biglietto in più e per non farlo sprecare cerco qualcuno a cui regalarlo. Di gente ce n'è tanta, ed io adocchio una ragazza e le propongo l'affare: biglietto gratis e pure visita guidata [la ruota mi ricompenserà, prima o poi]. Lei, Erica, è con un gruppo di amici, tutti modenesi: Laura, Paolo e Boh [mica posso ricordarmeli tutti! Già tanto che mi ricordi il suo nome, perché di solito rimuovo all'istante il nome di chi si presenta, a meno che non sia particolarmente buffo: Gertrude e Goffredo, ad esempio]. Facciamo insieme la visita, mentre la guida ci parla della scapestrata vita di Modì. Una mostra davvero interessante, che rivisiterò a breve... stavolta con un vero esperto. Esco, saluto i miei compagni di sventura, augurandogli buon ritorno a casa, e vado a prendere il treno. In testa, questa frase di Modigliani: "la vita è un dono: dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno, a coloro che non sanno e non hanno".
Al mare ieri ci sono andata con due mie amiche.
Essere solo donne significa:
decidere di andare al mare in un posto, e finire in un altro a 30 km di distanza, perché la strada è misteriosamente scomparsa;
cantare le canzoni in macchina perché la radio ancora non c'è;
parlare esclusivamente di tette piccole, culi grossi e cosce larghe [ancora non abbiamo raggiunto lo stadio delle vene varicose];
sbavare per ogni ragazzo muscoloso che fa jogging sulla spiaggia;
prendere per il culo i vecchietti che fanno windsurf a 2 metri da te;
spettegolare su ogni notizia ricevuta da almeno 5 anni, e immagazinata nell'apposita sezione del cervello "Vanity Affair";
riuscire a stare stese al sole per più di un'ora di seguito, senza nessuno che ti rompa le palle in continuazione dicendoti "Ho sete, ho fame, giochiamo a pallone, facciamo una partita a strip poker, già che ci siamo". A strip poker ci voglio giocare sempre io. Come non detto;
portare un ombrellone giallo a righe, rotto, e riuscire a ripararlo con i bastoncini. Neanche Mac Gyver sarebbe riuscito a fare meglio;
non riuscire ad aprire una bottiglia d'acqua. In 3. Vere e proprie braccia rubate alla raccolta di riso, o all'uncinetto;
stare a dieta e mangiare, oltre alla colazione, un cornetto, una confezione di Fonzies-che-se-non-ti-lecchi-le-dita-godi-solo-a-metà-ma-se-non-te-le-lecchi-al-mare-con-le-mani-piene-di-sabbia-è-meglio [cioè, l'avete letta davvero? Pirla], due panini, e un gelato gigante cioccolato-variegatoallanutella-nocciola-panna;
ballare sulla spiaggia perché tanto intorno, a parte i vecchietti, non c'è nessuno;
spalmarsi la crema a vicenda, senza che qualcuno ci faccia un film porno su;
stenderti sulla riva a contemplare il mare, e farti mezz'ora di sonno sui sassolini;
svegliarti e scoprire che sulla tua pelle c'è scritta la Divina Commedia in braille [con la parafrasi];
stare stese soprattutto a pancia in su, per far abbronzare ben benino il collo;
tornare a casa e scoprire che hai la pancia bordeaux e il collo bianco;
ridere a crepapelle per ogni stronzata, come delle cretine... perché tanto i maschi, anche se non se ne rendono conto, saranno sempre più cretini di noi.
ATTENZIONE: Post decisamente femminista, volto a distruggere ogni pregiudizio sulla presunta stupidità della donna. Si consiglia la lettura solo ai maschi in andropausa, o con un livello di testosterone molto inferiore alla norma. Se, dopo la lettura, avvertite sintomi quali diminuzione della libido, anemia, osteoporosi, irritabilità, difficoltà di concentrazione e diminuzione della massa muscolare sappiate che io non c'entro niente: siete affetti da ipogonadismo, curatevi. Sono 100 euro per la diagnosi, grazie.
Io, in vita mia, non ho mai vinto niente. Alla fiera che si svolge due volte l'anno nel mio paese [che non sta nell'Est, se qualcuno se lo stesse chiedendo. E non vendono neanche topolini] c'è sempre stata la pesca: la vincita è garantita, anche per i casi disperati come me. Ebbene, io riuscivo sempre a vincere l'oggetto più inutile e merdoso di tutti. Se stavo con le mie amiche, loro vincevano uno stereo, un set di trucchi, una collanina in oro, arrivavo io e: "Oh che bambina fortunata! Numero 22, hai vinto un fantastico... salvadanaio senza tappo, di plastica". Se stavo con mia sorella, lei vinceva una bambola super accessoriata e io un puzzle per bambini 0-6 mesi (con 4 pezzi a incastro). Se stavo con i miei cuginetti, e disgraziatamente mi capitava di vincere un vestito per la Barbie, dovevo darlo a loro perché erano più piccoli.
Tutto questo fino a due giorni fa.
Ero in pausa tra una lezione e un'altra, e mi dilettavo amabilmente con lo studio della filologia italiana [sempre lei...]. Siccome, però, la voglia era poca e la stanchezza tanta, ho tirato fuori dalla mia borsa di Minnie [il portafoglio, per par condicio, è di Topolino] il lettore mp3 [sempre lui...]. Accendendolo [per la prima volta nella giornata] ho scoperto che quel mostro di intelligenza di mia sorella aveva tolto tutte le mie canzoni e messo roba tipo Robbie Williams, KT Tunstall, Dido, Shakira. Orrore e raccapriccio! Di ascoltare sta roba non se ne parlava neanche [sentivo distintamente il mio cervello chiedere asilo politico ad uno che stava seduto vicino a me], e tantomeno non potevo affrontare la filologia senza un contributo musicale. Così ho messo la radio, e cercato la mia stazione preferita: Dimensione Suono 2 Soft 105.3 [il tutto canticchiato, ovviamente]. Questo il jingle che mandano in continuazione, per far capire il genere musicale [anche se la parola Soft mi sembra piuttosto esaustiva]:
Melodie affascinanti: morbida atmosfera, ascolto rilassante, i miti di ieri e di oggi. Sentimenti travolgenti: "canzoni d'amore", le ballate più appassionanti che conquistano il cuore. Ogni ora durante il giorno, senza pausa tutta la notte. Grandi successi senza tempo.
Mi vergogno un po', ma questa roba mi rilassa. Comunque sia, ogni giorno regalano dei biglietti per eventi/mostre/concerti che si tengono nella capitale. Io ho il numero verde registrato sul telefonino, ed ogni volta che invitano a chiamare io spingo forsennatamente la cornetta verde. Da tre anni ho preso la linea ben... 0 volte. Anzi, con la fortuna che mi ritrovo, ringrazio il cielo che non mi abbiano mai fatto pagare niente. Stavolta, però, ho preso la linea! Ero lì, accasciata sulla sedia in vero finto legno, che spingevo senza alcuna speranza la cornetta, e intanto con la sinistra evidenziavo parole a caso del libro... quando ad un certo punto un ragazzo risponde e fa PRONTO! CIAO, COME TI CHIAMI? Io, per non smentirmi e fare per una volta la figura di una persona seria, ho detto NOOOOO, MA CHE VERAMENTE? Lui fa E' LA PRIMA VOLTA CHE PRENDI LA LINEA, EH? Bella figura di merda. Per farla breve ho vinto 2 ingressi per la mostra di Modigliani a Palazzo Venezia, con visita guidata! Mi aspettano domenica alle 11.
Ora, secondo la teoria della ruota [venuta fuori durante una conversazione con questo bel tipino qui] domenica, all'uscita dal museo, mi ruberanno il cellulare. O la borsa. Scientificamente testato.
Mi sono fatta la doccia. Mi sono anche depilata. Ho preparato il borsone con 2 asciugamani, la crema solare, gli occhiali da sole, il lettore mp3, un libro, la spazzola, lo specchietto e un lucidalabbra glamour. Il pranzo lo preparo domani. Dove sto andando? Vi do un indizio: splash, splash.
Comunque: 10 euro che domani piove.
[Se qualcuno volesse controllare il meteo prima di accettare la scommessa, sappia che io sarò in provincia di Latina]
Ho preso la patente esattamente un anno sei mesi sei giorni qualche ora e sette chili fa. Da quel funesto giorno [funesto per tutti gli altri automobilisti] avrò portato la macchina sì e no dieci volte. E quasi mai da sola. Una volta, con mia sorella, sono finita in una cunetta. Un'altra ho impiegato 15 minuti per uscire dal garage e fare le opportune manovre. Un'altra mi si è spenta la macchina in salita e son rimasta così per qualche minuto, con la mano piantata sul freno a mano. Un'altra ho quasi investito una signora. Un'altra ho quasi investito due signore. Mi sembra che basti, sì. Comunque erano mesi che non mettevo i miei piedini fatati in una macchina [come guidatore, intendo], poi ieri: l'illuminazione. C'era da andare a fare la spesa, io ero appena tornata dall'università, mia madre era indaffarata con le pulizie, mio padre era indaffarato a vedere la televisione, mia sorella era lì che scalpitava pronta per essere portata a zonzo. Allora mi sono fatta coraggio e ho detto "Mamma, papà: ci vado iiiiiio a fare la spesa!". Mio padre, uomo dotato di grande acume, mi fa "A piedi? Ma dai, l'accompagno io tua sorella", mia madre fa "Ma come a piedi? Dai l'accompagna tuo padre tua sorella". Ho dovuto ripetere la frase "Mamma, papà: ci vado iiiiio a fare la spesa, con la macchina!". Nella stanza è calato il silenzio, i due si sono scambiati uno sguardo di paura mista a compassione. Alla fine hanno assecondato questa mia follia [non prima di avermi ripetuto le fondamentali norme di sicurezza]. Uscendo, felice e contenta, agitando le chiavi come una cretina mi son fatta scappare una battuta che li ha fatti sprofondare nel terrore: "Oh ma il freno è quello più a destra, ve?". I miei genitori mi prendono troppo sul serio. Stavolta sono uscita dal garage in soli 5 minuti [rendo noto a tutti che quella pusillanime di mia sorella si era portata in macchina una busta di patatine a mia insaputa, pensando che non avremmo raggiunto il supermercato prima dell'ora di cena]. Ah, mi son dimenticata di dire che il supermercato sta a meno di un km da casa mia [sicuramente a piedi ci sarei arrivata prima]. Durante il tragitto non c'è stato nessun problema [a parte un piccolo equivoco con un signore che portava un trattore, vabbè...], e il parcheggio, per mia fortuna, era deserto. Tornata a casa, ho fatto un'entrata trionfale che neanche Cesare dopo la conquista della Gallia. Ecco, oggettivamente questa non è una notizia eccezionale di cui parlare e a cui dedicare addirittura un post. Il fatto è che stamattina ho scoperto che la notizia si è diffusa a macchia d'olio: lo sanno i miei vicini, i miei familiari e tutti i miei amici. Avete presente "The Truman show?": ho detto tutto. Ora, quando io dico "Dite a tutti di rimanere a casa quando guido io, ché sono pericolosa", non parlo sul serio, scherzo, e non mi aspetto certamente che qualcuno lo faccia davvero! Sono seria, invece, quando dico di voler fare la suonatrice di zampogna, da grande. Ma non so perché... mi ridono sempre tutti in faccia.
Girando per la stazione Termini, potreste tranquillamente imbattervi in una ragazza con jeans, maglia paillettosa e cuffie del lettore mp3. Immaginate questa ragazza pensando a Audrey Hepburn e visualizzate il tutto. Ecco, quella sono io. Tradizione vuole che io cammini sempre con la musica sparata brutalmente nelle orecchie. Ovunque, tranne che sul treno [che utilizzo per ben 5 giorni su 7, per un totale di quasi 10 ore a settimana], perché mi piace troppo parlare con la gente [l'argomento con cui più volte si attacca bottone è Libero insulto a Trenitalia: disquisizione altamente filosofica sulla veridicità del celebre motto "si stava meglio quando si stava peggio". Esempi e avventure che hanno segnato per sempre la tua vita di pendolare felice], o ascoltare i discorsi degli altri. Questo non perché sia avida di pettegolezzi, ma per semplice curiosità. E' sul treno, tra l'altro, che faccio gli incontri più strambi. Una volta mi si è seduto vicino un ragazzo con la divisa della Sicurpol, l'istituto di vigilanza. 'Sto qua, che profumava di mosto [modo raffinato per dire che era decisamente 'mbriaco] si gira verso di me e fa Aho, non me toccà er pistolone, indicando la pistola calibro 8 [ho fatto la saputella, d'accordo. Il numero l'ho SPARATO. Sono simpatica, vero?] che aveva dentro una di quelle cose attaccate alla cintura dove si mette la pistola. Dalla regia mi dicono che si chiama fodero. Che aveva nel fodero attaccato alla cintura. Io lo guardo con gli occhi sgranati e ci metto qualche secondo, maliziosa come sono, a capire che non sta utilizzando una volgarissima metafora ma sta parlando di una vera e propria pistola. Il tipo capisce al volo e mi fa Eh, che avevi capito?, con una faccia da schiaffi che non vi dico. Allora faccio finta di non aver capito e gli dico Ma perchè non stava parlando della sua pistola, scusi? [il fatto che gli abbia dato del lei ha aumentato l'effetto]. Lui in imbarazzo biascica una cosa tipo Sì, è che pensavo..., quando lo interrompo dicendo Oh, stia tranquillo. Per le emergenze porto sempre con me la mia Beretta semiautomatica [anni e anni di telefilm polizieschi saranno pure serviti a qualcosa. Grazie, Tenente Colombo]. Non ha parlato più, il pirletta. La settimana scorsa, invece, è entrato un ragazzo nella carrozza dov'ero con i miei amici. Aveva la barba lunga e una camicia larga a fiori, si è messo al centro della carrozza e ha iniziato a parlare davanti a tutti. Io ho girato il mondo [se vede], e devo dirvi che i veri terroristi non sono quelli vestiti in modo diverso o con la barba [a questo punto ci siamo guardati tutti un po' preoccupati] ma quelli che controllano le vostre televisioni. Non posso e non voglio fare nomi [tanto non l'ha capito nessuno, eh. Tranquillo]. Ricordatevi di questo quando tornate a casa, e ditelo ai vostri bambini [e la carezza? Non ci sono più gli uomini di una volta]. Dopo il discorso se n'è andato e noi abbiamo fatto partire un mega applauso. Così, tanto per gradire. Ma il massimo è stato raggiunto qualche giorno fa. Stavo aspettando che arrivasse il treno [manco a dirlo, in ritardo] alla stazione del mio paese, quando mi si avvicina un ragazzone di colore e mi dice Do you speak english?. A questa domanda rispondo sempre con un bel A little, tanto per far capire che di inglese non so una mazza. Lui rimane in silenzio e mi osserva, poi arriva il treno e mi si siede vicino. Iniziamo un'interessante conversazione, nonostante lui non sappia neanche un parola di italiano [tranne ciao e buonasera]. Dato il mio inglese maccaronico [o spaghettonico, lasagnonico, pennettonico], faccio una fatica enorme a fargli capire concetti tipo "ritardo del treno", "le ferrovie fanno schifo", "l'Italia non è tutta così, non ti preoccupare. C'è di peggio". Nonostante queste mie piccolissime difficoltà credo di aver capito quasi tutto quello che mi ha detto. Se non capivo qualcosa dicevo Yes, of course tanto per darmi un tono. Da quello che mi sembra di aver capito si chiama John, viene dal Camerun, è in Italia da poche settimane, e ha scelto la mia ridente cittadina perché a Roma le case costano troppo, e senza casa non lo fanno lavorare. Abbiamo parlato di viaggi, e di come io abbia una open mind rispetto agli altri italiani che lui ha conosciuto, che sono freddi ed evitano di rivorgergli la parola. Secondo lui Parigi è il paradiso, Londra il paradiso del consumismo, la Germania il paradiso delle sciattone. L'Italia, e come dargli torto?, è il paradiso della gnocca. Questa, almeno, è la versione passata attraverso i miei filtri maccaronici. Alla fine del viaggio, mi ha chiesto il mobile phone number, e mi ha fatto promettere di parlargli esclusivamente in italiano. La sera stessa mi ha mandato un messaggio che diceva "Buona sera, have a good night my dear", a cui io ho risposto "Grazie, buonanotte!".
Confrontarsi e scontrarsi, perché no?, con gli altri permette davvero di aprire la mente, di vedere le cose da una prospettiva completamente diversa.
Dopo questa sana dose di retorica [Cicerone me fa un baffo] mi vado a preparare, ché stasera mi aspetta un'altra lunga, estenuante, massacrante cena con tutti i parenti. Io, per non trovarmi impreparata, il lettore mp3 me lo porto. Non si sa mai...
L'evento più importante di questa settimana: Gamba di Legno ha tolto il gesso. Quando è entrato in aula, mentre la prof spiegava, è partito un applauso spontaneo da tutto il gruppo. Adesso zoppica... quindi per me ormai è Zoppetto.
Ho anche scoperto che Il Marinaio non lavora alla Marina ma all'Aeronautica... dite che si offende se continuo a chiamarlo così? Naaa...
Tra l'altro ho rischiato seriamente di farmi scoprire. Si parlava dei diari di una nobildonna inglese del '700, quando la discussione è finita casualmente sui blog: i famosi [per tutti, tranne che per la prof] diari online. Nel tentativo di spiegarle cos'è - come funziona - no, non si mangia me ne sono uscita con un ce l'hanno tutti, persino io!. Dietro di me [ricordo che io da secchiona doc siedo sempre in prima fila] ho sentito un coro di voci che dicevano davvero? dacci l'indirizzo!. Al che, supportata dalla prof che continuava a ripetere io proprio non capisco! ma che roba è? un diario è personale, non lo deve leggere nessuno. questo è solo esibizionismo!, ho detto che il blog ce l'avevo solo per segnare le ricette dei dolci di mia madre, per averle a portata di mano, e che i blog! ah, che cosa inutile! Salva, in zona Cesarini. Cesarini? Vabbè, dai... facciamo in extremis, che di questi tempi non si sa mai.
Eccomi qua! Ho avuto una durissima settimana.
Datemi il tempo di togliermi le bende... e di lavarle, ché Lazzaro l'altra volta non le ha pulite bene.
Acceso dibattito tra il Secchione e il Colonnello nella lezione di storia di qualche giorno fa [per chi non sapesse di chi caspita sto parlando, qui c'è un breve sunto]. Si parlava di commercio, e i due avevano posizioni decisamente diverse. Per uno l'Italia avrebbe dovuto continuare a produrre panni di lana ed evitare il difficile mercato del damascato, per l'altro il damascato era un tocco elitario indispensabile per un paese come il nostro. La discussione è degenerata quando il Colonnello ha detto che, secondo lui, se non ci fossero stati i ricchi non ci sarebbero stati tutti i monumenti e le belle cose di cui tanto ci vantiamo. Da qui si è passati alla necessità di analizzare la storia con lente etica o meno. C'è voluto l'intervento della professoressa per far calmare gli animi. Io intanto stavo morendo dalle risate, come tutti gli altri. Ma la cosa più bella è successa mercoledì, quando io non c'ero. Giovedì ho incontrato per strada la Donna Fashion e siamo andate insieme a lezione. Lungo il tragitto mi ha raccontato della lite furibonda tra la Donna bionda ossigenata e una ragazza del nostro corso. Secondo la bionda ossigenata la relazione che avevano preparato ed esposto alcune ragazze sul colonialismo non era adeguata, e mancava di alcuni punti fondamentali, che lei ha provveduto ad esporre in soli 40 minuti di intervento. C'è stata una sommossa della classe, le hanno tolto la parola, e la professoressa [per la prima volta da due mesi!] ha finito la lezione con ben 15 minuti di anticipo. Queste cose succedono sempre quando non ci sono io...
E' scritta questa rima per colei i cui occhi
lucenti ed espressivi come i gemelli di Leda,
troveranno il suo stesso dolce nome annidato
sulla pagina, celato ad ogni lettore.
Osservate i versi attentamente! Vi è in essi
un tesoro divino - un talismano - un amuleto -
che si deve portare sul cuore. Osservate poi
il metro - le parole - le sillabe!
Nulla si tralasci, o sarà vana la fatica!
E non v'è, nondimeno, nessun nodo gordiano
che senza una spada non potreste disciogliere,
se solo n'afferraste il soggetto.
Tracciate sul foglio, scrutate da occhi
in cui l'anima balena, s'ascondono, perdute,
tre parole eloquenti, spesso dette e spesso udite
da un poeta a un poeta - e d'un poeta è anche il nome.
Le sue lettere, benchè ingannino, ovviamente,
come il Cavalier Pinto - Mendez Ferdinando -
sono, invece, sinonimo del Vero. - Ora basta!
Pur facendo del vostro meglio, non sciogliereste l'indovinello.
Edgar Allan Poe
Per me? Ma grazie! Troppo gentile, Edgar...