Sono ad un bivio. Dove vado adesso?
Ho come l'impressione di essere nel posto sbagliato, al momento sbagliato.
Qui, adesso.
A volte mi viene voglia di comprare un biglietto sola andata per una destinazione a caso. Ma esisterà davvero un posto giusto per me?
Penso ai viaggiatori, penso a quella persona che tempo fa mi ha detto "Si, adesso lavoro. Ma ho una voglia matta di mollare tutto e andare in giro per il mondo, senza meta", penso a un'altra che, invece, mi ha detto "Non faccio altro che viaggiare da quando sono nato. Vorrei stare in un posto abbastanza a lungo da farmi conoscere dai miei vicini". Penso a chi lo zaino lo prende davvero, e parte senza nessuna paura. Penso a chi viaggia, anche se solo con la fantasia. Penso che è davvero quello che vorrei fare: andare il più lontano possibile, adesso. In un posto mio, con abitudini diverse, e pensieri diversi.
Un giorno volerò via anche io, lasciandomi tutto dietro le spalle. Per adesso provo a tenere le ali ben chiuse. E' troppa la paura di cadere.

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.
Questa mattina, in un incidente, è morto un uomo straordinario: Angelo D'Arrigo.
"Non ci sono limiti a quello che si può fare", hai detto, e avevi perfettamente ragione.
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Sul sito di Repubblica, due splendidi video che lo riguardano: IN DELTAPLANO SULL'EVEREST e IN VOLO CON L'AQUILA

Fare uno spuntino a quest'ora [pane e nutella? Sì!] potrebbe incidere sulla mia dieta?
Non penso...
E poi stasera sono andata al cinema, devo rimettermi in forze.
Ecco...
Qualcuno mi fermi!
Ma anche no...
Basta, ho deciso. E se poi svengo dalla fame? Prima di tutto la salute.
E al diavolo la cellulite. Olè!

Se io fossi un poeta
galante, canterei
agli occhi vostri un canto così puro
come sul marmo bianco l'acqua chiara.
E in una strofa d'acqua
tutto il canto direbbe:
"So già che non rispondono ai miei occhi,
che vedono e guardando nulla chiedono,
i vostri chiari; hanno i vostri occhi
la calma buona luce,
luce del mondo in fiore, che un mattino
ho visto dalle braccia di mia madre".
Fino a qualche anno fa, tutti mi dicevano che ero uguale uguale a mio padre. Non c'è bisogno che dica che non è bello dire a una bambina che somiglia ad un uomo, con la barba per giunta. No no no! Poi un giorno ho tolto gli occhiali, e ho messo le lenti a contatto. I miei parenti hanno iniziato a dirmi che somigliavo a Audrey Hepburn. Io gli ho sempre riso in faccia, convinta che mi stessero prendendo in giro. Come potevano paragonarmi prima a mio padre e poi a Audrey Hepburn [non si somigliano per niente, tra l'altro. Ma forse non dovevo neanche dirlo]? Poi, un giorno, una persona mi guarda e mi fa "Oh, ma lo sai che somigli ad Audrey Hepburn?". Poi un'altra, e un'altra ancora. Allora un piccolo dubbio mi è venuto, e sono andata a cercare in giro un po' di foto.
Quando ho visto questa:

mi è sembrato di vedere mia madre, giuro! Poi ho visto questa:

e per un attimo mi ci sono riconosciuta.
Ho deciso allora di lanciare un appello: REGISTI! TALENT SCOUT! PRODUTTORI DI ALTO LIVELLO! Audrey Hepburn è tornata! Sapete dove trovarmi. Si accettano solo compensi dal milione di euro in su. Astenersi perditempo, attaccabrighe, Cecchi Gori e famiglia.
ATTENZIONE: Questo è un post con un basso, con un bassissimo, quasi privo, senza alcun contenuto di modestia. Se soffrite di vanità, eccesso di autostima, vanagloria, superbia, alterigia, presunzione, amor proprio, boria, tracotanza, egocentrismo, individualismo, protagonismo, e quant'altro termini con -ismo [tranne l'altruismo], siete pregati di abbandonare il blog. Potrebbe provocare effetti collaterali legati a caducità, futilità, frivolezza, e in rari casi anche miraggi [non si escludono, comunque, bazzecole e quisquilie]. Se il disturbo persiste consultare un medico. L'autrice non si assume alcuna responsabilità per danni morali, fisici o insani gesti. Per qualsiasi controversia legale il foro competente è quello di Splinder. Prendetevela col capoccia.
Solo così riesco a spiegare il caos che sta aumentando esponenzialmente intorno a me, e che sta prendendo il sopravvento nel mio cervello.
E nessuno mi venga a dire che anche nel caos c'è ordine, perchè non ci credo. Voglio prove concrete, stavolta...

Questa mattina all'università ho incontrato un ragazzo che non vedevo da gennaio. Questa la nostra conversazione:
IO: "Ciao! Da quanto tempo! Come stai?"
LUI: "Io bene, quanti esami hai dato?"
IO: "Anche io bene, eh. Ho fatto 4 esami"
LUI: "Io 5, ahahah. A che ora esci oggi?"
IO: "Oggi alle 5, per fortuna"
LUI: "Io alle 4, ahahah. Domani hai lezione?"
IO: " Si, e finisco pure tardissimo, purtroppo"
LUI: "Io domani non ci vado, ahahah. Ce l'hai il libro di latino?"
IO: "Non l'ho ancora comprato, veramente"
LUI: "Io l'ho già studiato tutto, ahahah. Ora devo andare, ci vediamo a lezione, ok?
IO: "Certo. Sono stata davvero contenta di rivederti, stammi bene"
LUI: "Sei sempre così dolce, ciao ciao"
IO: "E tu sei sempre così simpatico, ciao ciao"
Avrei dovuto prenderlo a schiaffi. Altro che simpatia. D'altronde ho fatto a botte per molto meno [cfr. il quindicesimo ricordo di questo post]. Sono troppo buona, non c'è niente da fare. O forse sono troppo stupida...
N.B. Nella foto, in alto, il disegno di un bambino della scuola materna. Mi sembrava più che adatto.
Rivedo le tue lettere d’amore
illuminata adesso da un distacco,
senza quasi rancore.
L’illusione era forte a sostenerci,
ci reggevamo entrambi negli abbracci
Pregando che durassero gli intenti.
Ci promettemmo il sempre degli amanti,
certi nei nostri spiriti divini.
E hai potuto lasciarmi,
hai potuto intuire un’altra luce
che seguitasse dopo le mie spalle.
Mi hai resuscitato dalle scarse origini
con richiami di musica divina,
mi hai resa divergenza di dolore,
spazio per la tua vita di ricerca
per abitarmi il tempo di un errore.
E m'hai lasciato solo le tue lettere,
onde io le ribevessi nella tua assenza.
Vorrei un figlio da te,
che sia una spada lucente,
come un grido di alta grazia,
che sia pietra, che sia novello Adamo,
lievito del mio sangue
e che dissolva più dolcemente
questa nostra sete.
Ah se t’amo!
Lo grido ad ogni vento
gemmando fiori da ogni stanco ramo,
e fiorita son tutta
e di ogni velo vò scerpando il mio lutto
perché genesi sei della mia carne.
Ma il mio cuore trafitto dall’amore
ha desiderio di mondarsi vivo,
e perciò dammi un figlio delicato!
Un bellissimo vergine viticcio
da allacciare al mio tronco.
E tu, possente padre,
tu olmo ricco di ogni forza antica,
mieterai dolci ombre alle mie luci.

Qualcuno mi ricordi per quale motivo ho deciso di seguire un corso su Cicerone. Qualcuno me lo dica, perchè io proprio non me lo ricordo. Sì, la cultura, la conoscenza, bla bla bla. La verità è che mi piace farmi del male, tutto qua.
È stupido strapparsi i capelli nel dolore, come se la pena fosse diminuita dalla calvizie - Marco Tullio Cicerone

Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

Come le donne le foglie si scambiano
confidenze acute.
A volte sono cenni, a volte
illazioni portentose.
Foglie e donne nei due casi
raccomandano il segreto
inviolabile patto di fiducia.
Ieri ho passato un sabato sera molto diverso dal solito. Ero l'unica donna in un gruppo di maschi e questo mi ha dato la possibilità di analizzare da vicino il comportamento del tipico gruppo-di-maschi-italiani-in-calore-senza-donne-di-mezzo. Credo che Piero Angela avrebbe pagato qualsiasi cifra per stare al mio posto. Ma forse Cecchi Paone avrebbe pagato molto di più [squallida battuta causata dalla vicinanza forzata con suddetta specie, chiedo scusa]. Comunque ieri i maschietti avevano voglia di andare a ballare e, sebbene l'idea non mi attirasse più di tanto, ho accettato, perchè altrimenti non avrebbero avuto alcuno scrupolo a lasciarmi per strada senza acqua e senza cibo a chiedere l'elemosina [sì, mi vogliono molto bene]. Decidiamo di andare a Roma in un locale molto glamour [?]: El Mojitero. Ci aspettava una serata di danze scatenate e cocktail tropicali. Peccato che ci abbiano impedito di entrare [che affronto, che affronto!]. L'ingresso era a coppie [uomo - donna] e loro ne avevano una sola, di donna [e che donna! Aggiungo io...]. Senza successo ho provato a spacciare un mio amico con i capelli lunghi per una ragazza [Matteo, scusa! Però pure tu te le cerchi, con quei capelli che ti ritrovi!]. Tristi e delusi siamo andati via, alla ricerca di una nuova avventura. Dieci minuti dopo, non chiedetemi come, ci siamo ritrovati a parlare con un transessuale di brasiliani [brasiliani, sì. Questa è la versione censurata]. Dopo aver assaporato l'ebbrezza della trasgressione, ci siamo rifugiati in un pub. Qui, sotto i fumi dei succhi di frutta, ho potuto finalmente scoprire la vera essenza degli uomini: toglietegli le donne, e cadranno irrimediabilmente in uno stato comatoso [neanche il dietro le quinte del calendario di Giorgia Palmas è riuscito a svegliarli].
Da adesso in poi, ognuno di voi trascorrerà una serata con sole donne. Mi sembra una punizione adeguata.

Non c'è stato bisogno di riti magici, questa volta. Un po' di apprensione c'era, però vedere la Ferrari di nuovo sul podio e di nuovo competitiva è stato davvero emozionante. Massa, Massa, Massa... io non capisco perchè continuino ad insistere coi brasiliani. Un bel tedescone tutto d'un pezzo no? Comunque aspetto altre gare prima di dare un giudizio. E poi Rosberg, caspita, da dove è uscito? Lo prendo in giro da settimane (lui e la Williams che l'ha scelto) e invece si è comportato davvero bene in gara. Buon per lui. Ora ci aspetta la Malesia. Io, per sicurezza, inizio a preparare le pozioni...

Oggi pomeriggio li ho ritrovati, gli appunti!
Premessa: quando mi sono svegliata, stamattina, mi sono accorta che poi il cervello ha vinto la partita. Risultato ribaltato. Complimenti. Ora posso finalmente parlare della lunghissima giornata dell'altro ieri.
La scorsa settimana sono stata ufficialmente convocata dall'assessore alla cultura del mio paese, che aveva cose urgenti da dirmi. Mi sono un po' allarmata, pensando che volesse bandirmi dal territorio per un piccolo articolo in cui non ho parlato poi così bene del nuovo sistema universitario. Per sicurezza avevo un coltellino nei calzini e uno spray al pepe nella manica. Mai dire mai. Invece voleva parlarmi di una manifestazione che il comune stava organizzando per l'8 Marzo. Manifestazione dedicata alle donne e fatta da donne. In pratica stava invitando le rappresentanti femminili di tutte le arti, e ha scelto me per la poesia, lo stolto.
Così in due giorni ho dovuto preparare un discorso che avesse quanto meno un senso, e scegliere le poesie da leggere durante la manifestazione.
La prima idea è stata di aprire con questa poesia di Anne Sexton, "Quando l'uomo entra nella donna"
Quando l’uomo
entra nella donna
come l’onda scava la riva,
ripetutamente,
e la donna, godendo, apre la bocca
e i denti le luccicano
come un alfabeto,
il Logos appare mungendo una stella,
e l’uomo
dentro la donna
stringe un nodo
perché mai più loro due
si separino
e la donna si fa fiore
che inghiotte il suo gambo
e il Logos appare
e sguinzaglia i loro fiumi.
Quest’uomo e questa donna
con la loro duplice fame
hanno cercato di spingersi oltre
la cortina di Dio, e ci sono
riusciti per un momento,
anche se poi Dio
nella sua perversione
scioglie il nodo.
Poi ho immaginato questa scena: il sindaco, tutto rosso per la vergogna, corre a chiamare il prete. Tornano, salgono sul palco, e mi trascinano di forza in chiesa (passando dal retro, per paura che i fulmini mi possano colpire e uccidere prima della redenzione). Dopo le preghiere mi infilano in una vasca piena di acqua santa, e chiamano l'esorcista. Neanche a dirlo, ho cambiato poesia.
Dopo aver preparato questo popò [non posso più farne a meno, perdonatemi] di intervento, nel primo pomeriggio sono andata alla manifestazione, e qua ho scoperto l'impensabile. La mattina l'ospite d'onore era stata Claudia Koll, che ha parlato della sua ormai famosissima conversione e ha distribuito santini in sala. Ho davvero rischiato di essere mandata al rogo, altro che esorcista! Sorvoliamo. Ma la cosa più brutta è stata un'altra: l'assessore aveva invitato anche le ballerine russe! Russe! Russe! Non avrei avuto alcuna possibilità di fare colpo sul pubblico. A vederle, però, non erano così belle, erano struccate e vestite con la tuta, mi sembravano pure grasse. Erano delle macchiette insignificanti, ecco. E allora mi sono tranquillizzata.
La manifestazione poi è iniziata e le ballerine si sono esibite. Sono salite sul palco in reggiseno e mutande, con le calze a rete, tutte truccate, coi capelli perfetti, senza un filo di cellulite, con gli addominali scolpiti, e il sorriso perenne anche mentre facevano le spaccate in aria. Dei mostri! Dei veri mostri della natura! Io non sapevo quando sarebbe stato il mio turno, ma speravo di non capitare dopo le ballerine. Detto, fatto! Dopo l'esibizione è salito sul palco il presentatore capellone e ha detto "e dopo questo splendido momento [con enfasi] passiamo alla poesia [con un tono più triste della Pimpa]".
Ora, io dico... già la poesia non riscuote molto successo, voi mi mandate a parlare di poesia, di poetesse, di alterità e delicatezza, di una visione del mondo diversa ma integrata dopo una performance del genere?! La gente mentre leggevo non mi sembrava neanche troppo annoiata, ma probabilmente l'effetto delle ballerine si faceva ancora sentire. Dopo di me, però, si è esibita la cantante lirica che ha preso 5-6 stecche. Queste sì che son soddisfazioni.
Dopo la manifestazione sono andata al cinema con le mie amichette. Non per festeggiare la festa della donna ma per salutare una mia amica in partenza. Ciao Mary, torna presto!
Premessa: scrivo con più Aulin in corpo che sangue. Sono uscita dall'università oggi pomeriggio che ero più pimpante della Pimpa [che poi a me la Pimpa ha messo sempre un sacco di tristezza, chissà com'è. Sempre con quella lingua di fuori, e poi parlava parlava parlava. Ciao al fiore, ciao alla sedia, ciao al televisore, ciao al divano, ciao all'armadio, ciao al sole, all'erba, allo scoiattolo e alla cacca di mucca. Mamme, non fate leggere questa piccola parentesi ai vostri bambini], in ogni caso... dov'ero rimasta? Ah, sì, ero pimpante e gioiosa. Forse perchè per una volta non ho sofferto né il caldo né il freddo. Stavo bene così, con la mia giacca leggermente imbottita. E poi avevo fatto una lezione di storia moderna davvero interessante. Non solo, come compito per casa la professoressa ci ha detto di scrivere una piccola recensione sull'ultimo libro che abbiamo letto. Orso contro Squalo. L'ho finito proprio stamattina sul treno. Una recensione su un libro postmoderno che più post non si può, per un corso di storia moderna [che ruota intorno alla rivoluzione del libro, ecco il perchè della recensione]. Io me le vado proprio a cercare, le situazioni paradossali. Comunque ero proprio felice. E mentre camminavo sorridevo, come un'idiota. E ci provavo, a togliermi il sorriso ebete dalla faccia, pensando alla povertà alla morte ai barboni ai suicidi di massa. Ma niente, sono salita sul treno che ancora ridevo. Tornata a casa, invece, ho iniziato a sentire freddo, a tossire, a starnutire. Mi sono stesa sul letto nella tipica posizione Tutankamon, e poi mi sono alzata perchè avevo anche dolori di pancia. Uno straccio, una mollica imbevuta d'acqua, un foglio di giornale accartocciato finito in una pozzanghera [sono sempre stata brava con le metafore]. Tutto questo popò [popò popò popò... che parola deliziosa] di premessa per dire che? Uh, dovevo parlare della lunghissima giornata di ieri. Ehm, magari domani... per il cervello le cose si stanno mettendo male, e poi l'arbitro ha appena fischiato la fine del primo tempo...