giovedì, 30 giugno 2005, ore 21:49

Solo è Allah nel Paradiso
del Profeta Makometto
solo è il naso in mezzo al viso
solo è il celibe nel letto,
ma nessun, da Polo a Polo,
come me sul globo è solo,
né mai fu, per quanto germe
ebbe luna dal lunario,
perch’io solo sono il verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.

Solitario sulla vetta
della torre antica è il passero
solitario. È la vedetta
solitaria in cima al cassero,
solitario è il soldo, o duolo,
del tapin ch’à un soldo solo,
solo andava il cieco inerme
e ben noto Belisario,
ma il piú sol di tutti è il verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.

Tutte l’altre creature
hanno moglie od hanno figli:
i canguri han le cangure
i conigli han le coniglie,
l’api accoppiansi nell’aria
e perfin la dromedaria
tra le sabbie nude ed erme
ha il fedele dromedario.
Il piú sol di tutti è il verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.

Una vaga fantasia
alle volte pur mi coglie,
la mia mente vola via
e m’immagino aver moglie,
mi par d’essere, o cuccagna,
un bel nastro, una lasagna…
non piú fitto in membra inferme
nel mio vil penitenziario
e non piú essere un verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.

Nastro a volte mi figuro
di annodarmi intorno a un collo
di fanciulla esile e puro.
In intingoli di pollo
altre volte invece parmi
da lasagna intingolarmi.
Il mio cor si tuffa in terme
di speranza… ed al contrario
resto sempre il verme, il verme
lungo verme
cupo verme
cieco verme
bieco verme
triste verme
solitario.

Pure il giorno verrà, il giorno
che uscirò fuori a vedere
come è fatto il mondo intorno
miserere, miserere,
finirò la vita trista
nel boccal d’un farmacista
pieno d’alcool ed erme-
ticamente funerario,
perché io non son che il verme
lungo…
cupo…
cieco…
bieco…
triste verme
solitario.

Povero verme...

emily2222
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categoria : poesia

giovedì, 30 giugno 2005, ore 13:03

Non più, non più, oh non mai più, mio cuore,
potrai essermi il mondo, l’universo.
Già cupo, un tempo, o pieno di fervore,
non sei (per pene o gioie) or più un disperso.
Ma disilluso, sei, e al disamore
incline (benché al bene non avverso).
E c’è, al tuo posto, la “maturità” –
che Dio soltanto sa cos’è, o sarà.

Ah...la maturità, ormai me la ritrovo ovunque.

emily2222
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categoria : poesia

giovedì, 30 giugno 2005, ore 12:59

Oggi, alla libreria Melbookstore di Roma alle 18.00 ci sarà la presentazione del libro "2005 dopo Cristo" del collettivo Babette Factory (Nicola Lagioia, Christian Raimo, Francesco Longo, Francesco Pacifico). Interverranno gli autori.

Io spero di andarci, se non fosse che devo preparare un certo esame di maturità...magari una capatina la faccio.

emily2222
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categoria : eventi

giovedì, 30 giugno 2005, ore 00:38

In un campo
io sono l’assenza
di campo.
E’
sempre così.
Ovunque io sia
io sono ciò che manca.

Quando cammino
fendo l’aria
e sempre
l’aria rifluisca
a colmare gli spazi
in cui è stato il mio corpo.

Tutti abbiamo motivi
per muoverci.
Io mi muovo
per preservare la compiutezza delle cose.

West of your cities. Nuova antologia della poesia americana, a cura di Mark Strand e Damiano Abeni, minimum fax

emily2222
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categoria : poesia

mercoledì, 29 giugno 2005, ore 16:55

Nessun cambiamento reca felicità, a meno che il modo in cui si produce dia luogo a una forma di ascesa. Pertanto felice è colui che, senza una ricerca diretta della propria gioia, inevitabilmente la ravvisa in un dividendo connesso all'atto di migliorare sempre, di trovare la pienezza e la finalità del proprio io.

Pierre Teilhard de Chardin

La felicità

"Quella, tu dici, che inseguii, non era
lei...?" "No: era una vana ombra in sembiante
di quella che ciascuno ama e che spera
e che perde. Virtú di negromante!"
"Ella è qui, nel castello arduo ch'entrai?"
Forse la tocchi, o cavaliere errante!"
"Forse... E non la vedrò?" "Non la vedrai".
"Oh!" "Tale è l'arte dell'oscuro Atlante:
non è, la vedi: è, non la vedi". "E, mai...?"
"Ma sí: se leggi in questo libro tante
rapide righe". "E dicono...?" "S'ignora:
chi lesse, tacque, o cavaliere errante!"
"Se leggo..." "Sai: l'incanto è rotto". "Allora?"
"La vedrai". "Su l'istante?" "In quell'istante!"
"E il castello?" "Nell'ombra esso vapora".
"Ed è?..." "La Vita, o cavaliere errante!"

Giovanni Pascoli

Questa felicità


Questa felicità promessa o data
m’è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove il molteplice nell’unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
Eppure dico: salva anche per oggi.
Torno torno le fanno guerra cose
e immagini su cui cala o si leva
o la notte o la neve
uniforme del ricordo
.

Mario Luzi

emily2222
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categoria : poesia

mercoledì, 29 giugno 2005, ore 14:12

La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca, che si libra e si rigira nell'aria e scende ondeggiando. Ma altri, pochi, sono come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso e non c'è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino”.

H. Hesse

Io mi sento come una foglia...secca al tal punto da lasciarsi andare a qualsiasi cosa, sapendo di non avere più niente da perdere. Non so se mi piacerebbe essere una stella fissa...forse, più che fissa, potrei essere fissata. Fissata con questo strano mondo e con la pazza idea (no, non di far l’amore con lui) di voler vivere ad ogni costo. Non che abbia paura della morte, sia inteso. Quello che io voglio è lasciare un segno: bello, distinto, luminoso e non particolarmente semplice. Tutto quello che verrà dopo sarà solo un contorno, magari affascinante, ma pur sempre inutile e superfluo.

emily2222
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categoria : citazioni

mercoledì, 29 giugno 2005, ore 12:50

In questo blog vorrei parlare di scrittura, di vita, di vita e di scrittura. Almeno ci proverò...

Non lasciatemi sola a parlare con me stessa...non sempre riesco a sopportarmi!

emily2222
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categoria :

mercoledì, 29 giugno 2005, ore 12:43

a me piace la musica sinfonica ma appena svegli
lei accende la radio e sentiamo Brahms o Ives
o Stravinskij o Mahler o Beethoven o Mozart nostop. Lei
affetta il pompelmo e fa bollire le uova, e conta i secondi:
56, 57, 58, sguscia le uova, mi porta il tutto
a letto, compreso il caffè. ci sentiamo moglie e marito.
dopo colazione è l’ora del divano, mettiamo i piedi sullo stesso
tavolino e ascoltiamo ancora musica classica. adesso è al primo
bicchiere di whisky e alla terza sigaretta, sono due notti
e due giorni che va avanti così. le dico che voglio andare
alle corse. “quand’è che ti rivedo?”,
chiedo, lei lascia intendere che dipende
da me. le propongo mercoledì più o meno all’una. lei
annuisce. annuisco. annuiamo. Alla radio c’è Wagner.

Santo cielo, perché porti la cravatta?, traduzione di Damiano Abeni, minimum fax

 

emily2222
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categoria : poesia, bukowski

mercoledì, 29 giugno 2005, ore 12:37

"Il battello non sarebbe ormeggiato, ma andrebbe su e giù per il fiume con la marea, e il pubblico sarebbe seduto sulle due sponde. Potrebbe afferrare quella parte della trama che il caso vuole si svolga mentre il bastimento passa, e poi dovrebbe aspettare il riflusso della marea per vederne un’altra parte, se per caso fosse ancora seduto in quel posto. Per colmare le lacune, gli spettatori dovrebbero servirsi della propria immaginazione, o domandare ai vicini più assidui, o sentir passare la parola da monte o da valle. Per lo più non capirebbero affatto quel che vi si svolge, o crederebbero di capirlo, mentre in verità non ne saprebbero niente. Moltissime volte potrebbero vedere gli attori, ma non sentirli. Non c’è bisogno di spiegare che molte volte la vita è così: i nostri amici ci passano davanti come sulla corrente di un fiume, e noi restiamo coinvolti nella loro vita; poi passano oltre, e noi dobbiamo fidarci di qualche chiacchiera per sentito dire o perderli completamente di vista; tornano indietro sempre sulla corrente, e ci tocca o rinnovare l’amicizia, aggiornandoci su quello che è successo nel frattempo, o scoprire che non ci comprendiamo più. E questo libro farà il medesimo effetto, ne sono sicuro. È un’opera galleggiante, amici, piena zeppa di curiosità, di melodramma, di spettacolo, di istruzione e di divertimento, ma scorre via volente o nolente secondo la marea della mia prosa vagante: l’avvisterete, poi la perderete di vista, poi la rivedrete; e senza dubbio vi ci vorranno grandissimi sforzi di attenzione e di fantasia – insieme a non poca pazienza, se siete lettori comuni – per non perdere di vista la trama mentre vi naviga sotto gli occhi e poi vi sfugge alla vista."

Semplicemente straordinario...una delizia!

emily2222
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categoria : citazioni

lunedì, 27 giugno 2005, ore 14:55

Come ci si presenta in un blog? Bah...essendo il mio blog forse non c'è neanche bisogno di presentazioni.

Comunque io sono  qui...e almeno per me ci sono sempre, o quasi...ma questa è un'altra storia.

emily2222
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